L’agopuntura è essenzialmente una terapia antalgica?

Negli anni ’50 l’agopuntura in Occidente venne conosciuta e poi si diffuse essenzialmente come terapia antalgica, con indicazione elettiva per la terapia delle patologie muscolo-scheletriche.
Sebbene l’effetto antalgico si estrinsechi a più livelli, tra i quali ricordiamo quello midollare (inibizione della trasmissione del dolore mediante il Gate Control System), quello mesencefalico (circuiti inibitori discendenti noradrenergico e serotoninergico) e quello diencefalico (secrezione di β-endorfine), tuttavia non è il principale protagonista dei successi terapeutici dell’agopuntura anche nelle patologie dolorose e muscolo-scheletriche.
Gli effetti trofico e vasomodulatore, decontratturante ed antiinfiammatorio ci paiono assai più interessanti a questo proposito, in quanto favoriscono la restitutio ad integrum dei tessuti e non solamente una fugace scomparsa del dolore priva di alcun significato terapeutico.
Un uso corretto dell’effetto antalgico è invece rappresentato dall’analgesia chirurgica, che consente l’esecuzione di interventi senza l’impiego di farmaci anestetici, e dell’analgesia post-chirurgica, che è in grado di alleviare notevolmente i dolori post-operatori. In questi casi, comunque, viene sempre usata l’elettroagopuntura per periodi assai prolungati (alcune ore), tecnica assai diversa nella pratica e negli obiettivi dalla normale agopuntura medica.